Training
  • #Tennis
12/05/2020

Il tennis è cambiato molto negli anni. Sono cambiati gli attrezzi, le palline, la velocità del servizio e dello scambio e di conseguenza è aumentata anche la fisicità dei giocatori, sempre più specializzata.

Uno degli obbiettivi del preparatore fisico nel tennis è far si che il giocatore possa “coprire il campo” al meglio; ovvero che possa raggiungere ogni palla, colpire e ritornare al centro di gioco nel minor tempo possibile. Questa copertura dipende sia dalla tecnica degli spostamenti, sia dalla fisicità del giocatore.

Tra le tante cose il tennista ricorre alla scivolata, gesto tecnico che garantisce equilibrio alla parte superiore del corpo durante il colpo in situazioni in cui non c’è tempo sufficiente per frenare con i cosiddetti “baby passi”; Il cambio di direzione può iniziare in anticipo consentendogli di poter arrivare prima sul “mid point” per il colpo successivo. La scivolata è un elemento tecnico molto complicato; lo si può osservare più spesso in campi di terra rossa, più sdrucciolevole, ma molte volte la si può vedere in superfici più difficili come il cemento. È un movimento a grande impatto muscolare e articolare nonché coordinativo e richiede buon feeling con la superficie. Le scarpe possono fare sicuramente la differenza, ma diventano spesso una buona scusa.

In tennisti che si avviano al professionismo si nota spesso una asimmetria che li porta a scivolare, nelle situazioni che lo richiedono, solo con un piede così da condizionare anche la qualità del colpo dalla parte del dritto piuttosto che del rovescio.

Con il mio team abbiamo analizzato diversi giocatori e provato a trovare un test sensato e ripetibile che potesse individuare l’abilità di stabilizzazione e spinta. Fra i vari tentativi fatti, più o meno sport-specifici e gesto-specifici, abbiamo identificato una combinazione di 2 test: un salto monopodalico ripetuto (allo scopo di catturare abilità di stabilizzazione e ripartenza, equilibrio dinamico e caratteristiche di agility) ed un classico test di sway monopodalico ad occhi chiusi (per una più semplice analisi sulla capacità di gestione del corpo in assenza di supporto visivo – focalizzando così l’interesse sul sistema propriocettivo).

Abbiamo utilizzato Optojump in allestimento bidimensionale misurando salti ripetuti monopodalici e Gyko per misurare lo spostamento del centro di massa in equilibrio statico monopodalico. Si sono evidenziate interessanti correlazioni tra le misure effettuate e la qualità della scivolata dell’atleta.

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I dati sui quali ci siamo focalizzati sono stati (i) per i salti la power density (ovvero la capacità di sviluppare potenza utilizzando il minor spazio possibile – gestendo cioè il salto quanto più verticalmente possibile) e (ii) per lo sway i dati di quantità e frequenza dello spostamento.

Ricordiamo che la potenza del salto riassume in se la capacità di stabilizzare (tempo di contatto) e l’altezza raggiunta nel salto (la forza esplosiva).

Più è alto il differenziale tra i due piedi e più si evidenzia incapacità di affrontare la scivolata con un piede piuttosto che con l’altro. Sarebbe interessante poter verificare questa ipotesi su più larga scala.

L’equilibrio dinamico è garantito dal sistema propriocettivo e dalla corretta struttura e gestione dell’apparato muscolo-scheletrico.

SUGGERIMENTO: Allenare la ricerca di simmetria utilizzando lavori in monopodalico può garantire ottimi risultati nella gestione degli spostamenti tennistici e anche nell’apprendimento delle scivolate sulle diverse superfici, potendo sfruttare al meglio le altre capacità.

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