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21/04/2020

La potenza è nulla senza controllo. Un po’ di anni fa una nota marca di pneumatici usava questo slogan pubblicitario mostrando Carl Lewis, si proprio lui, ai blocchi di partenza con un bel paio di scarpe rosse tacco 15 ai piedi. In effetti è proprio così: noi possiamo sviluppare forza massimale o potenza o velocità ma se poi non sappiamo utilizzare queste qualità con i tempi e con i modi giusti, il risultato potrebbe essere molto al di sotto delle nostre aspettative.

Ho avuto il piacere e la fortuna di collaborare con diversi preparatori dei portieri professionisti in questi anni, con i quali ho condiviso diverse chiacchierate su come orientare il lavoro “fisico” dei portieri. Il pensiero generale era “il portiere deve avere forza e potenza per saltare”. Bene. Ma poi valutando osservazioni, dati e prestazioni abbiamo compreso che la cosa più importante era non tanto il puro “saper saltare” ma il “quando saltare”, intendendo per “quando” non un momento a scelta del portiere(quanto sarebbe bello miei cari amici coi guanti…) ma un preciso istante, durante il viaggio del pallone dal piede dichi lo ha tirato alla porta, oltre il quale qualsiasi tentativo di provare a toccare il pallone risulterebbe vano, inutile.

Con Leonardo Cortiula, amico ed illuminato preparatore dei portieri, che preferisce la definizione “spingere” a quella di “saltare” (intendendo per “spingere” l’abilità di eseguire azioni esplosive in qualsiasi direzione ed in qualsiasi gesto tecnico richiesto), abbiamo iniziato a lavorare sull’idea che il focus dell’allenamento “fisico” del portiere dovesse tener conto proprio di questo: il tempo a disposizione di un portiere per elaborare una adeguata risposta ad un tiro scoccato verso la porta è limitato, talvolta molto limitato; di conseguenza la cosa più importante non è quanto il portiere può “spingere” in termini assoluti ma quanto riesce a eseguire il gesto tecnico idoneo utilizzando tempi minimi di attivazione o di recupero elastico, dopo un passo che possa precedere il tuffo o il gesto tecnico richiesto dalla situazione. In soldoni: è più utile guadagnare 1cm nel salto in contro movimento o un centesimo di secondo nel tempo di contatto a terra prima di effettuare il tuffo?

Ragioniamo: un pallone calciato ad una velocità media di 72km/h (per la cronaca: nel rigore calciato da Cristiano Ronaldo contro Buffon nella semifinale di Champions del 2017, la palla viaggiava a circa 105km/h) impiega 1 secondo per percorrere 20m. Partito il tiro il portiere impiega mediamente 150/200 millesimi di secondo per accorgersi che il pallone sta andando verso la porta. Il pallone nel frattempo ha percorso da 3 a4m. Il portiere elabora una risposta impiegando altri 150/200 millesimi di secondo. Il pallone ha percorso 6-8m. Il portiere si mette in movimento. Ci fermiamo un attimo. Dai stiffness test fatti su più di 1500 calciatori (di cui 80 portieri) con la pedana Optojump, abbiamo visto che gli atleti più performanti hanno tempi medi di contatto a terra sotto i 200 millesimi di secondo, con una fascia di eccellenza attorno ai 180 millesimi di secondo. Sempre con Optojump abbiamo valutato il CMJ (Counter Movement Jump) durante le stagioni sportive di questi atleti, notando che le fluttuazioni delle prestazioni variavano mediamente di circa 3cmdurante l’anno. Se miglioro (o, ahimè, peggioro) la mia prestazione di salto di 3cm, avrò perso o guadagnato, teoricamente, 3cm nel balzo che mi porterà verso la palla. Se perdo o guadagno10millesimi di secondo di tempo di contatto, avrò perso o guadagnato 20cm sulla distanza percorsa dalla palla che stavamo osservando. Torniamo alla palla, Il portiere attivato fa un passo laterale osi tuffa. Il tempo di contatto a terra è 200 millesimi di secondo. Il pallone ha percorso 12m. Ora tutto sta alla potenza che il portiere riesce a sviluppare in quei 200millisecondi. Calcolando altezza del portiere (diciamo 190cmche con braccio esteso arrivano a 240cm) e velocità di uscita dal balzo laterale (2,5m/sec è accettabile) e ipotizzando che il portiere abbia da coprire 3min 400millisecondi, il suo margine di errore è di 50millesimi di secondo (il pallone percorre 1m nello stesso tempo). 10 millesimi di secondo in più fanno comodo, 20%di probabilità in più di prendere la palla, 20cm in meno sulla traiettoria del pallone.

Da qui nasce l’idea di orientare il lavoro “fisico” (sempre tra virgolette perché sempre assolutamente integrato nel lavoro “tecnico”) maggiormente su aspetti coordinativi, dove vengano esaltate le qualità e le abilità a produrre potenza in tempi brevissimi, con una limitata base “strutturale” che comprenda lavori di forza massimale e di potenza.

La potenza è nulla senza controllo

Fabio Munzone, Leonardo Cortiula

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